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    ‘Il sogno di George’: gli scatti di Giorgio Galimberti in mostra a Milano

    Alla galleria Glenda Cinquegrana Art Consulting arriva Il sogno di George, la prima personale che lo spazio milanese di via Settemrbini dedica a Giorgio Galimberti

    Alla galleria Glenda Cinquegrana Art Consulting arriva Il sogno di George, la prima personale che lo spazio milanese dedica a Giorgio Galimberti. Il titolo della mostra si riferisce ad alcune peculiari caratteristiche della pratica fotografica di Galimberti. Come se guardasse al mondo con lo stupore e l’ingenuità di un bambino, la sua fotografia è frutto di un’operazione visiva di costante spiazzamento: la realtà del quotidiano da cui costantemente attinge è trasfigurata per diventare surrealtà, o meglio scenario da sogno. Quello di Giorgio è un mondo abitato da uomini, donne o figure infantili che ne percorrono costantemente i territori urbani con semplicità e candore, che sono necessarie a guardare al quotidiano con occhi di volta in volta nuovi. Il fotografo si identifica completamente con i protagonisti delle sue immagini, che altro non sono un prolungamento di sé stesso: e così Giorgio diventa George, come la Alice di Lewis Carroll compie il suo tuffo nella realtà dello specchio.

    Giorgio Galimberti, Maddaloni, 2020 © Giorgio Galimberti / Courtesy Glenda Cinquegrana Art Consulting

    La fotografia di Galimberti celebra la nitidezza linguistica del bianco e nero come strumento di semplificazione visiva e crea scene che sono il risultato di un’ambiguità calcolata. È frutto di un trucco prospettico lo scatto che vede protagonista una ragazzina che cammina come un’equilibrista sulle creste dei grattacieli di New York; un omino che, ridotto alla dimensione di gnomo, si muove sullo sfondo di un paesaggio fatto di fiori e di pale eoliche in cui naturale ed artificiale coesistono (Capracotta, 2020). Come un funambolo, Giorgio si muove abilmente in questa realtà trasfigurata, giocando con destrezza con gli elementi della visione. Intessuto delle influenze fotografiche di maestri come Andrè Kértesz e Mario Giacomelli, il bianco e nero di Galimberti non è solo strumento di sintesi formale, ma soprattutto un elemento catalizzatore di poesia: l’immagine ridotta allo stato di nero assoluto si fa capace di raccogliere ed amplificare le emozioni. Fra gli scatti più belli non possiamo non citare quello in cui un uomo perso nella moltiplicazione delle arcate di un’architettura dechirichiana, racconta lo spaesamento di un bambino che esita a diventare adulto o la solitudine dell’individuo al cospetto di una mondo troppo più grande di lui (Maddaloni, 2020). L’immagine che ha reso celebre Giorgio è quella che vede una fanciulla prigioniera di una balena di ferro (Camogli #01, 2017), rappresentazione perfetta dell’inquietudine e della prigionia nella realtà altra dello “specchio”.

    Giorgio Galimberti, Forme di Spazio #29, 2018 © Giorgio Galimberti / Courtesy Glenda Cinquegrana Art Consulting

    La mostra è accompagnata dal catalogo: George, con testi di A. Cucchetto, G. Nadalini, in collaborazione con Trieste Photo Days. Il sogno di George sarà esposto dal 27 gennaio al 12 marzo in via Settembrini 17, Milano.

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    Alessandro Curti
    Alessandro Curti
    Nato a Milano nel 1991, giornalista appassionato di arte contemporanea e di fotografia in tutte le sue espressioni. Socio di STILL Fotografia, con sede a Milano in via Zamenhof 11. Docente in Storia della Fotografia all’interno del corso di Fashion Design allo IED di Milano. Gia collaboratore e redattore per le riviste mensili IL FOTOGRAFO e N Photography (Sprea Editori) dal 2015 al 2019 e per Rolling Stone Italia, Lampoon e The Pitch.

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