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    ‘Acqua Corrente’ racconta Villetta Barrea

    Il libro 'Acqua Corrente', con fotografie di Alfredo Corrao, Simona Filippini e Yvonne De Rosa, ritrae il borgo abruzzese di Villetta Barrea, partendo dalla riqualificazione della sua centralina idroelettrica

    La storia di Villetta Barrea, borgo immerso nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, è indistricabilmente legata a quella della sua “Centralina”, come gli abitanti del posto chiamano la centrale idroelettrica. Costruita nel 1910, da diversi anni non era più in attività, il 30 marzo sarà nuovamente messa a regime grazie al progetto di EnergRed che, in dialogo con il Comune, renderà il paese di Villetta Barrea la prima “nZEC” d’Italia (Near Zero Energy Community). A corredare la sferzata del territorio abruzzese verso una maggiore sostenibilità ambientale ed economica il progetto fotografico Acqua Corrente, un racconto per immagini che non vuole tanto documentare la nuova vita della centralina, ma dare luce alle storie che gravitano attorno ad essa, quelle del territorio e quelle dei suoi abitanti. Le immagini di Simona Filippini, Yvonne De Rosa e Alfredo Corrao raccontano dell’acqua, del fiume che bagna il paese, senza, però, mostrare l’evidenza tangibile del suo percorso, rivelando, invece, come la sua presenza si sia insinuata nell’immaginario e nella cultura storica del borgo, con la stessa silente e carezzevole progressione con cui una leggenda orale si tramanda di generazione in generazione. Abbiamo fatto due chiacchere con Silvana Bonfili, autrice di uno dei testi di presentazione del libro.

    Rottami d’oro e d’argento. Totale Grammi 135 © Yvonne De Rosa

    Come è nato il progetto Acqua Corrente?
    Recentemente l’EnergRed, società che si occupa di energia green, ha progettato, insieme al Comune di Villetta Barrea, un piano di rimesso in uso della centrale idroelettrica del paese, costruita nel lontano 1910. Un progetto che permetterà di restituire la centralina ai villettesi grazie a un recupero che, oltre ai benefici ambientali ed economici, avrà un forte valore identitario e collettivo. La stessa EnergRed ha, poi, commissionato a Alfredo Corrao, Simona Filippini e Yvonne De Rosa il racconto del territorio e della sua storia, confluito nel progetto, diventato poi libro, Acqua Corrente. Il loro lavoro, però, non è stato quello di documentare la nuova vita della centralina, o la sua storia, ma come questo evento si sia potuto rifrangere sulla vita della popolazione, su quella del territorio e anche sul loro immaginario visivo, rendendo manifesto ciò che, effettivamente, non è visibile.

    Reciproco 2023 © Alfredo Corrao

    In che modo l’elemento dell’acqua si inserisce nella narrazione di Acqua Corrente?
    Al di là del titolo, e di qualche immagine in cui compare figurativamente, l’acqua a cui fa riferimento il progetto è qualcosa di simbolico, piuttosto che un dato oggettivo, è un concetto. L’acqua è fonte di vita e lo scorrere è qualcosa che attraversa lo spazio e il tempo. Nei lavori dei fotografi viene manifestato un concetto di “tempo” che scorre nelle fasi della nascita, della vita e della morte. In effetti, questo si rivela soprattutto nei progetti di Yvonne De Rosa e Alfredo Corrao, invece, nel lavoro di Simona Filippini il tempo è inteso come sguardo rivolto al futuro, alle nuove generazioni di Villetta Barrea. L’acqua corrente è il simbolo di ciò che scorre nelle vite degli abitanti, il loro presente, il loro futuro, ma anche il passato, la loro storia.

    Rottami d’oro e d’argento. Totale Grammi 135 © Yvonne De Rosa

    Ci racconti nello specifico i tre lavori?
    Rottami d’oro e d’argento. Totale Grammi 135 di Yvonne De Rosa è un lavoro molto poetico e concettuale, che riporta la storia del territorio ad un’ambientazione quasi fiabesca, sospesa nel tempo. Il racconto di Yvonne si focalizza, specificatamente, sulla storia delle donne del paese, sulla transgenerazionalità territoriale, sulla rappresentabilità dei costumi e dei riti che si tramandano dalla popolazione anziana a quella giovane, che uniformano, in questo modo, il tempo in una narrazione identitaria. Il suo lavoro trae ispirazione da una storia realmente accaduta a Villetta Barrea: le donne del paese, durante la guerra, con gli uomini impegnati al fronte, per salvare la popolazione rimasta dalla fame, organizzarono una colletta e donarono tutti i loro averi. Questi oggetti donati rappresentano non solo un contributo materiale, ma anche un simbolo della generosità e del sacrificio delle donne per il bene del loro paese, evidenziando l’importanza di preservare e mantenere vive le tradizioni e il patrimonio culturale e storico di una comunità. L’immaginario di Reciproco di Alfredo Corrao, invece, risuona di un bianco e nero contrastato, che lo allontana da una documentazione realistica e oggettuale. Corrao dà seguito a una forma di astrazione del paesaggio abruzzese in un lavoro concettuale, seguendo l’influenza di una certa fotografia etnografica e antropologica. Inoltre, Reciproco è una narrazione sul territorio, sulla sua storia e le sue tracce, che avanza, immagine dopo immagine, secondo un meccanismo di assonanze, che frammentano la realtà. In un unico racconto visivo e archetipico l’autore inserisce, ad esempio, la foto di una macina di ferro consumata, il volto di una persona anziana delineato da rughe profonde e le radici di un albero che escono dal terreno.

    Quatran, Via Roma, Villetta Barrea 2023 © Simona Filippini

    Simona Filippini, invece, con Quatran, si discosta dallo sguardo rivolto alla memoria del territorio di Corrao e De Rosa, vero? 

    Quatran, in dialetto abruzzese, significa “ragazzi” e Simona si differenzia dagli altri due autori proprio per la direzione del suo sguardo, che invece di cogliere, come per Corrao e De Rosa, il passato e la memoria del territorio e della sua popolazione, vuole raccogliere il patrimonio e le storie della gioventù di Villetta Barrea, progettando con alcuni di loro un racconto fotografico partecipato. Il lavoro di Simona Filippini sintetizza quello che per me è una “commissione contemporanea”, che coinvolge attivamente il territorio, i suoi abitanti, in modo da far emergere il profondo senso di comunità. In dialogo con la sua macchina fotografica, lei stessa, come fotografa, si rende medium per cercare di trasferire allo spettatore l’essenza collettiva della popolazione di Villetta Barrea, la compattezza della loro storia collettiva. Una parte importante del lavoro fotografico di Simona è, inoltre, il coinvolgimento specifico delle parti più fragili della società, come, ai giorni nostri, lo sono gli adolescenti, in bilico tra il passato e il futuro.

    Quatran, Villetta Barrea, 2023

    Sembra che l’elemento dell’acqua, figurativamente parlando, compaia in maniera più evidente nel lavoro di Simona Filippini. Perché?
    Probabilmente perchè l’acqua, il fiume, la centrale idroelettrica, e le storie a riguardo, impattano, concretamente, sulla vita dei ragazzi del borgo abruzzese. In loro, la presenza di quella che comunemente viene chiamata “La Centralina” è qualcosa di tangibile, che fa parte del loro immaginario, nei racconti ascoltati a casa dalla voce dei genitori o dei nonni, e anche del loro vivere quotidiano. Forse per questo motivo l’elemento dell’acqua, figurativamente parlando, appare più presente nel lavoro di Simona. Il suo lavoro ha un dialogo molto stretto con la contemporaneità e lo stato attuale delle cose, per questo motivo anche le sue immagino sono imbevute di un profondo realismo.

    ACQUA CORRENTE

    Fotografie di: Alfredo Corrao, Yvonne De Rosa e Simona Filippini
    Testi di: Silvana Bonfili e Chiara Capodici
    Commissionato da: EnergRed
    Prezzo: 25 euro
    Book design: Luigi Cecconi e Gabriele Savanelli
    Pagine: 227

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