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    ‘Everyday shoes’ è una luce nel buio

    Edito da NFC edizioni e scritto da Guido Gazzilli e Ludovica Rosi, il libro nasce per instaurare un dialogo aperto con i detenuti di alcuni istituti penitenziari

    Decidere di definire l’arte in maniera universalmente univoca è un gioco destinato a perdere. La creazione artistica ha origine, inizialmente, in una prima intuizione estremamente individuale che porta al suo interno l’idea stessa dell’opera d’arte. La percezione, il sentire dentro la creazione ovviamente ha un valore estremamente soggettivo, ma quando questo processo nasce, e si sviluppa, all’interno di luogo chiuso come quello del carcere l’azione creativa assurge, simbolicamente, a valori universali, che travalicano il confine dell’arte. Schopenauer, nella sua opera Il mondo come volontà e rappresentazione, scrisse: «l’intuizione estetica è sempre una liberazione, sia pure temporanea. In quel momento ci è possibile raggiungere quella pace che sempre cerchiamo e che la volontà ci impedisce di raggiungere».

    Everyday Shoes è un libro, edito da NFC edizioni e scritto da Guido Gazzilli e Ludovica Rosi, che narra del progetto ideato da Guido Gazzilli nato per instaurare un dialogo aperto con i detenuti di alcuni istituti penitenziari. Grazie alla collaborazione di famosi fotografi internazionali, tra cui Michael Ackerman, Gilda Aloisi, Roger Ballen, Stephane Charpentier, Adam Cohen, Veronica D’altri, Damien Dufresne, Gabrielle Duplantier, JH Engstrom, Gianfranco Gallucci, Guido Gazzilli, Daniel Hoflund, Yulia Kazban, Cato Lein, Massimo Nicolaci, Lavinia Parlamenti, Fabien Pio, Lele Saveri, Peppe Tortora, Angelo Turetta, Piotr Zbrieski, Zoe Zipola, si è voluto mettere in pratica un laboratorio di analisi dove i detenuti, attraverso l’arte della fotografia ed il suo linguaggio, hanno affrontato un percorso terapeutico fatto di immagini e parole, che è riuscito ad evocare sensazioni, ricordi e speranze. L’idea è quella di portare l’arte in luoghi spesso alienanti e pieni di sofferenza, con la convinzione che, con la sua suggestione emotiva, sia un’opportunità̀ per stimolare riflessioni e dare origine a relazioni e a reazioni. I detenuti, in questo modo, sono spronati a fare i conti con le loro emozioni e con i loro ricordi, attivando un processo di (ri)scoperta della loro coscienza e della loro dignità, spesso soffocate nel periodo della detenzione. Attraverso l’immagine di una fotografia, ogni partecipante al progetto, è riuscito a evocare sue sensazioni e suoi ricordi, ad evadere dalla dimensione ristrettiva e a rivivere brevi momenti di libertà.

    Raccontare il mondo della prigione vuol dire, soprattutto, ascoltare le voci, e le storie, delle persone che abitano questo questi posti. Questo libro, con delicatezza e senza giudizi, ci mostra come, in maniera paradossale, il carcere conservi, e nasconda, tutto quello che noi, nel profondo, non vogliamo affrontare; e ci aiuta a vedere il fuori con estrema lucidità.
    Il libro, di grandezza 22x26cm con copertina telata, e di circa 225 pagine verrà stampato in 600 copie
    Ludovica Rosi è nata a Roma, si è laureata in economia e management, ma con una profonda passione per la letteratura latina e greca che l’hanno portata allo sviluppo di un giudizio autonomo collegato sempre a temi sociali ed etici.
    Inizia il suo percorso nel campo artistico, collaborando in progetti con galleristi affermati ed artisti emergenti e partecipando all’organizzazione di mostre di arte contemporanea in grandi città europee, tra cui Roma, Londra, Berlino e Madrid. Lavorando in collaborazione con riviste d’arte, Ludovica é stata autrice di diversi testi di critica artistica.
    Oggi è la direttrice di un gruppo di consulenza, Gallery Of Crypto Art, basato a New York.
    Guido Gazzilli è nato a Roma nel 1983.
    Nel 2006 si diploma allo IED di Roma in “Arti Visive”.
    Dal 2007 inizia a fotografare la strada, lavorando su alcune sottoculture giovanili e su artisti della scena musicale internazionale. Dal 2010 lavora sull’identità e sulle condizioni dell’essere umano, attraverso narrazioni personali al cui centro pone ricerche antropologiche e sociali. Ha collaborato con diversi brand tra cui: Nike, Adidas, Fred Perry, Redbull, Fendi.
    Lavora su commissione per ritratti ed editoriali per alcune riviste tra cui: Gq, Vice, Rolling Stone, L’Uomo Vogue. Il suo lavoro è pubblicato su importanti riviste tra cui: The Guardian, Der Spiegel, Internazionale, Il Sole 24 ore, Die Zeit.
    Espone il suo lavoro in gallerie e musei in Italia e all’estero. Ottiene riconoscimenti e premi internazionali e partecipa a residenze d’artista. Ha lavorato come assistente per Paolo Pellegrin (2010-2013). Tiene dei workshops in alcune accademie d’arte in Italia. Vive e lavora a Roma ed è rappresentato da Contrasto.

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    Manuelaannamaria Accinno
    Manuelaannamaria Accinno
    Laureata in Storia e critica dell’arte alll’Università Statale di Milano, amante dell’arte in tutte le sue forme, riserva un occhio speciale alla fotografia. Lavora con alcuni artisti contemporanei, scrivendo testi critici e curando esposizioni personali e collettive. Ha collaborato con Rolling Stone Italia e attualmente scrive per Black Camera.

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