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    For the love of God: frammenti di fede e devozione attraverso l’obiettivo

    Il fotografo francese Brice Gelot, nel suo lavoro 'For the Love of God', si addentra nell'universo multiforme della religione

    Religione: una parola che attrae e divide allo stesso tempo. Nel tessuto del pensiero umano, essa rappresenta una parte fondamentale, con un ruolo non trascurabile nella formazione delle identità individuali e collettive. Ma cosa significa veramente “religione” e quale è il suo senso nella società contemporanea? Il termine, nella sua struttura primaria, può essere considerato come il tentativo umano di dare un senso, e una forma, ai misteri esistenziali che ci circondano.

    © BRICE GELOT

    È il modo in cui cerchiamo di rispondere alle domande che l’umanità si è posta da sempre: da dove veniamo? Qual è lo scopo della vita? Cosa accade dopo la morte? La religione offre spiegazioni, visioni del mondo e un insieme di valori per orientare l’individuo nel suo cammino esistenziale. Tuttavia, in un’epoca in cui la conoscenza scientifica e le nuove tecnologie si sviluppano a una velocità senza precedenti, sorgono dei dubbi rispetto alla validità delle risposte offerte dalla religione. Le teorie scientifiche e le scoperte emergenti sembrano scardinare le dogmatiche certezze su cui la religione ha spesso poggiato il suo fondamento. Come conciliare la fede con ciò che la scienza dice?

    © BRICE GELOT

    La religione, inoltre, ha spesso assunto un ruolo di controllo sociale, utilizzando concetti di peccato e redenzione per stabilire regole e leggi morali; nonostante ciò, la sua natura ambigua, stimola il sorgere di dubbi nel pensiero umano contemporaneo. Da una parte, continua a offrire conforto, speranza e risposte in un mondo incerto e complesso. Dall’altra, ci richiama a interrogarci sulle basi su cui poggia, sui suoi aspetti più rigidi e sulla concezione di divinità che si è consolidata nel corso dei millenni. Il fotografo francese Brice Gelot, nel suo lavoro For the Love of God, si addentra in questo universo multiforme. L’espressione “per l’amore di Dio” è un modo di dire che si utilizza spesso per accentuare una richiesta o un invito in maniera decisa o urgente. Può essere considerata come una sorta di scongiuro o esortazione a compiere determinate azioni, quasi invocando un’istanza superiore o divina.

    © BRICE GELOT

    Ma l’uso di tale espressione non è delimitato esclusivamente all’ambito religioso. In molte occasioni, si può sentire qualcuno pronunciare “per l’amore di Dio” anche in contesti profani o secolari. In questo caso, può indicare un senso di frustrazione, implorando le persone di agire in modo ragionevole, compassato o addirittura disperato. L’ambiguità di questa espressione sta nel fatto che può avere molteplici significati, a seconda del contesto in cui viene utilizzata. Può rappresentare una richiesta di misericordia, compassione o amore incondizionato, ma può anche essere usata come una sorta di sfogo emotivo, una richiesta di aiuto o un’espressione di frustrazione. Brice Gelot affronta il tema complesso e controverso della religione, rappresentandolo in un equilibrio instabile tra ciò che è sacro e ciò che è profano.

    © BRICE GELOT

    Attraverso la sua lente d’osservazione Gelot offre al pubblico una riflessione personale sulla dimensione spirituale dell’umanità e sulla sua interazione con il mondo così come lo conosciamo. Le sue fotografie catturano momenti fugaci di vita religiosa in contesti non proprio convenzionali. Ogni scatto trasmette un senso di mistero e sacralità, anche quando la scena al suo interno sembra contraddittoria o quasi sacrilega. Questo contrasto rende le sue fotografie ancora più intriganti, in quanto mettono in rilievo la complessità delle esperienze religiose e la natura umana di sempre cercare un rapporto con il divino, senza disgiungerla dalla nostra condizione terrena. Il lavoro di Brice Gelot è una sfida per i nostri sensi e per il nostro modo di vedere e comprendere il sacro. Ci invita a guardare oltre le apparenze e ad abbracciare la complessità e la pluralità di esperienze che definiscono la religione. Le sue fotografie sottolineano che il sacro e il profano non sono in opposizione, ma piuttosto una parte integrante di un unico continuo, in cui l’uomo tenta di trovare un senso di significato e di connessione al di là dell’esistenza quotidiana.

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    Manuelaannamaria Accinno
    Manuelaannamaria Accinno
    Laureata in Storia e critica dell’arte alll’Università Statale di Milano, amante dell’arte in tutte le sue forme, riserva un occhio speciale alla fotografia. Lavora con alcuni artisti contemporanei, scrivendo testi critici e curando esposizioni personali e collettive. Ha collaborato con Rolling Stone Italia e attualmente scrive per Black Camera.

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