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    I paesaggi d’arte di Alfredo Corrao

    Al Leica Store di Roma la mostra di Alfredo Corrao 'Pubbliche intimità', un viaggio dell'autore nelle stanze dei musei di Roma

    Al Leica Store di Roma prosegue il progetto ‘Roma ChilometroZero‘, che racconta la città eterna attraverso l’obiettivo di alcuni fotografi della capitale. Roma, eternamente. 
Il 15 maggio 2024 alle ore 18:30, inaugura la mostra di Alfredo Corrao Pubbliche intimità, un viaggio introspettivo che l’autore ha compiuto girovagando nelle stanze dei musei di Roma. Questi luoghi, palcoscenici d’arte, cultura, storia, conoscenza, su cui Corrao si sofferma, non vogliono essere raccontati solo in funzione delle opere d’arte che ospitano, o essere documentati come parte della Storia, ma fotografati come qualcosa di vivo, pulsante, animato dalla luce e da un senso profondo di pace. Alfredo ricuce insieme, in una narrazione incastonata in assenza di tempo e spazio, i frammenti di cui si compone l’essenza di questi luoghi, che l’autore guarda con il trasporto di un visitatore, spogliandosi del suo essere testimone e rivelando il suo sguardo partecipe.

    Pubbliche Intimità © Alfredo Corrao
    Pubbliche Intimità © Alfredo Corrao

    Pubbliche intimità, si nota anche dal titolo, cerca di indagare il dialogo tra la sfera pubblica e quella privata, prendendo come riferimento, nello specifico, gli spazi museali o le gallerie d’arte adibite alle esposizioni. Quanto e perchè ti coinvolge direttamente questa tua ricerca?
    Credo che in nessun luogo come in un museo o in una galleria ci si possa sentire parte dell’umanità intera. Tutto ciò che vi è custodito ed esposto è frutto dell’ingegno e della sensibilità umana. 
Percorrendone gli spazi si attraversano culture, pensieri, momenti storici. 
Il tutto in una dimensione priva di vincoli, aperta e non gerarchica, dove ci si può formare un’opinione. Allo stesso tempo, però, questo luogo collettivo può essere profondamente personale: quando osserviamo un dipinto o una scultura è come se ci fossimo solo noi, intimamente connessi con l’artista e con chiunque abbia vissuto quell’opera nel corso del tempo.
Viene a crearsi un rapporto che trasforma il contesto pubblico in un’esperienza privata, in cui si è immersi in un dialogo silenzioso con la bellezza e la storia che lo circondano. Sento questo progetto particolarmente mio perché ho finalmente fotografato e non documentato un luogo d’arte.

    Il tuo progetto Pubbliche intimità si concentra, inoltre, sul concetto di “verosimiglianza”, mettendo in dialogo, in una documentazione fluida e apparentemente omogenea, la rappresentazione di frammenti architettonici e scultorei con dettagli di opere pittoriche. Qual è il pensiero che sta alla base di questo tipo di narrazione?
    La completezza. Il cercare dove un’opera prosegue nell’altra, attraverso forme e colori. Ho cercato di unire idealmente ambienti e opere frammentandoli per poi riunirli in un nuovo aspetto. Mi piace pensare che due o più immagini possano completarsi l’una dentro l’altra quasi senza soluzione di continuità, che abbiano un’assonanza.

    Pubbliche Intimità © Alfredo Corrao
    Pubbliche Intimità © Alfredo Corrao

    Il tuo progetto mi ricorda molto Sonata di Aaron Schuman, pubblicato nel 2022 da MACK. SONATA – MACK (mackbooks.eu) Che attinenza c’è con il lavoro del fotografo americano?
    Schuman, per il suo lavoro, trae ispirazione da Viaggio in Italia di Goethe, in particolare dalla descrizione che questi fa del suo scoprire un paese ricco di luce, colori, suoni e profumi estranei al suo quotidiano. Goethe parla di “impressioni dei sensi”. Ecco, l’attinenza è questa, il lasciare che le impressioni dei sensi prendano il sopravvento portandoti in un mondo distante dai rumori e dagli affanni.
In definitiva il viaggio fatto da Goethe e da Schuman è il viaggio che il visitatore compie nelle grandi gallerie d’arte di Roma. Passare da una sala all’altra, da una galleria all’altra, è viaggiare nei luoghi e nel tempo.
Cresci, che ringrazio ancora per le belle parole, ha intitolato il suo testo che accompagna le mie immagini Paesaggi di pubbliche intimità. Aggiungendo la parola “paesaggi” al titolo originale del mio progetto sintetizza così l’attraversare i confini solo apparenti segnati dalle mura di una galleria.
Altra stretta attinenza con Sonata è che le sole presenze umane nelle fotografie di Schuman sono rappresentate da immagini: dipinti, foto, manifesti calcistici. Nel mio lavoro è lo stesso, l’uomo, la sua presenza, è un riflesso delle opere e dei luoghi che le custodiscono. Più una coscienza che una presenza.

    Pubbliche Intimità © Alfredo Corrao
    Pubbliche Intimità © Alfredo Corrao

    Parlando di Cresci, è evidente il rimando del tuo progetto a una specifica riflessione sul guardare, applicata al linguaggio fotografico da autori che hanno fatto scuola, come Luigi Ghirri o Mario Cresci per l’appunto. Qual è la tua connessione al loro modo di intendere la fotografia?
    Stai citando due maestri assoluti della fotografia che, come tali, hanno profondamente segnato il linguaggio fotografico, diventando delle fonti di inspirazione subliminali. Di Cresci, in particolare, ho sempre ammirato la capacità di “costringerti”, guardando una sua fotografia, a riflettere. È in grado di cogliere, dei fatti e dei suoi soggetti, l’essenza per poi riproporla in maniera inaspettata. Il suo lavoro lascia sempre un segno in chi lo guarda, sia quello con un approccio più antropologico sia quello più concettuale. Semplicità e rigore formale, anche nelle immagini più creative, sono gli aspetti che maggiormente mi hanno colpito in questi due autori.

    La luce, il suo rapporto con gli spazi, è un elemento preponderante in Pubbliche intimità. È una costante anche nell’intera tua ricerca fotografica?
    No, non una costante, anzi è forse “una prima volta”. Nei miei lavori precedenti è spesso stato il contrario: toni scuri e neri profondi. Sono stati gli ambienti che ho attraversato, nella produzione di questo progetto, ad indurmi a fotografare la luce, a cercarla come soggetto e non come mezzo di illuminazione. 
Per ovvi motivi di protezione delle opere, tante sale espositive, penso ad esempio a quelle che si susseguono a Palazzo Barberini, hanno finestre con le imposte socchiuse in modo da lasciare nella penombra gli ambienti. Però, malgrado ciò, la luce riesce a irrompere e a costruire volumi e spazi. Lo fa direttamente, da qualche vetrata, o di riflesso, attraverso le opere e il colore.
Colore e luce sono un tutt’uno e la consapevolezza di ciò ti raggiunge in pieno quando ti immergi in queste gallerie e senti che l’arte riesce a “illuminarti”, a farti sentire in sintonia con l’opera, il suo autore e tutti coloro che in passato si sono fermati ad osservarla.

    Pubbliche Intimità © Alfredo Corrao
    Pubbliche Intimità © Alfredo Corrao

    In Pubbliche intimità c’è una sovrapposizione tra il tuo sguardo da fotografo e quello tuo da spettatore?
    Sicuramente. Direi che c’è principalmente lo sguardo da spettatore, che nel mio caso viene filtrato da quello del fotografo. Ma è soprattutto il senso di meraviglia del visitatore a emergere, circondato da colori, forme e sensazioni.

    PUBBLICHE INTIMITÀ 
di Alfredo Corrao
    fino all’11 giugno
    Roma ChilometroZero
, Leica Store Roma
 – via dei due Macelli 57, Roma

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