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    Il fascino brutale della guerra nelle foto di Micalizzi

    La mostra fotografica del fotogiornalista Gabriele Micalizzi, intitolata 'A KIND OF BEAUTY' è esposta presso la galleria 29 ARTS IN PROGRESS fino a fine giugno

    Le immagini della guerra sono delle rappresentazioni visive che ci mostrano un lato oscuro dell’umanità, fatto di violenza, dolore e distruzione. Tuttavia, anche di bellezza. È questo il punto di partenza della mostra fotografica del fotogiornalista Gabriele Micalizzi, intitolata A KIND OF BEAUTY presso la galleria 29 ARTS IN PROGRESS fino al 28 giugno 2024. Curata da Tiziana Castelluzzo, riunisce fotografie dal bianco e nero stampate ai sali d’argento al colore, sapientemente selezionate dai negativi conservati nell’archivio dell’artista.

    foto Gabriele Micalizzi
    © Gabriele Micalizzi – Bright Darkness, Sirte, Libya, 2016 – Courtesy of 29 ARTS IN PROGRESS gallery_WEB

    Il percorso espositivo raccoglie gli scatti più significativi che ritraggono i principali teatri degli scontri dell’ultimo ventennio, partendo dalle rivoluzioni arabe, passando dai conflitti mediorientali contro il califfato ed arrivando fino all’odierna Ucraina e Palestina. Le fotografie di Micalizzi sono intense e strazianti, mostrano la sofferenza e la disperazione di chi vive in prima persona la guerra, ma allo stesso tempo sono intrise di una bellezza evocativa e struggente.

    foto Gabriele Micalizzi
    © Gabriele Micalizzi – Manifesto, March of Return, Gaza, 2018 – Courtesy of 29 ARTS IN PROGRESS gallery_WEB

    Le immagini catturano momenti di tensione e di paura, ma anche di coraggio e di speranza. La brutalità dei combattimenti si mescola con la poesia delle scene di vita quotidiana, creando un contrasto tanto affascinante quanto inquietante.
    Gabriele Micalizzi, nato a Milano nel 1984 a Cascina Gobba, quartiere complicato negli anni ‘90, ha da sempre avuto una spiccata sensibilità, sfociata poi in una forte passione e predisposizione per le arti visive, dapprima per i graffiti e i tatuaggi e poi per la fotografia ed i video. La sua prima esperienza in guerra come fotoreporter è stata all’età di 23 anni, in Afghanistan (accompagnato dall’esercito italiano e francese), seguita poi da un viaggio in Thailandia durante i disordini creati dalle Camicie Rosse nel centro di Bangkok, dove capisce che la sua vocazione è quella del fotoreporter, dopo aver immortalato un ragazzo ferito affianco a lui da una bomba a mano. Le fotografie di Micalizzi sono intense e strazianti, mostrano la sofferenza e la disperazione di chi vive in prima persona la guerra, ma allo stesso tempo sono intrise di una bellezza evocativa e struggente. Le immagini catturano momenti di tensione e di paura, ma anche di coraggio e di speranza. La brutalità dei combattimenti si mescola con la poesia delle scene di vita quotidiana, creando un contrasto affascinante e inquietante.

    foto Gabriele Micalizzi
    © Gabriele Micalizzi – Only God, Sirte, Libya, 2016 – Courtesy of 29 ARTS IN PROGRESS gallery_WEB

    Attraverso il suo lavoro, Micalizzi ci invita a riflettere sulle contraddizioni dell’umanità, sulla sua capacità di creare bellezza e orrore, di distruggere e di costruire. Ci ricorda che la guerra è una ferita aperta nel cuore dell’umanità, ma che anche da essa può nascere una forma di bellezza crudele e struggente. La mostra “A kind of Beauty” ci ricorda che le immagini della guerra possono essere ambigue e discordanti, scisse tra la bellezza e l’orrore, ma che è proprio in questa contraddizione che risiede la forza e la potenza dell’arte fotografica. Le fotografie di Micalizzi sono un invito a guardare oltre la superficie, a cogliere l’anima delle cose, a confrontarci con la complessità e l’ambiguità del mondo che ci circonda. E in questo confronto, forse, possiamo trovare una forma di redenzione, una speranza di rinascita.

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    Manuelaannamaria Accinno
    Manuelaannamaria Accinno
    Laureata in Storia e critica dell’arte alll’Università Statale di Milano, amante dell’arte in tutte le sue forme, riserva un occhio speciale alla fotografia. Lavora con alcuni artisti contemporanei, scrivendo testi critici e curando esposizioni personali e collettive. Ha collaborato con Rolling Stone Italia e attualmente scrive per Black Camera.

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