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    La Fondazione MAST mette in mostra la sua collezione

    A partire dal 10 febbraio in mostra la collezione della fondazione bolognese, un alfabeto visivo dell’industria, del lavoro e della tecnologia che raccoglie 500 immagini di alcuni tra i più grandi autori della fotografia

    Nei primi anni del nuovo millennio la Fondazione MAST di Bologna ha dato vita al suo spazio dedicato alla fotografia dell’industria e del lavoro, con l’acquisizione di immagini da case d’asta, privati, gallerie d’arte, fotografi e artisti. Il patrimonio della Fondazione, che già conteneva un fondo che raccoglieva filmati, negativi su vetro e su pellicola, fotografie, album, cataloghi che negli stabilimenti del gruppo Coesia venivano prodotti fin dai primi del Novecento, si è così arricchito ed è andato oltre ai parametri di materiale promozionale e documentaristico delle imprese del Gruppo industriale. Oggi la collezione conta più di seimila immagini e video di celebri artisti e maestri dell’obiettivo, oltre ad una vasta selezione di album fotografici con migliaia di immagini, che come avveniva solitamente nell’area industriale, sono prodotte da autori sconosciuti o dagli stessi tecnici dell’impresa che operavano per hobby, ma non per questo meno rappresentative del mondo del lavoro. Oggi la Collezione MAST si è affermata come centro di riferimento, unico al mondo, per la fotografia dell’Industria e del lavoro. Oltre a opere del XIX e inizio XX secolo, la raccolta abbraccia la fotografia contemporanea con un processo di selezione valoriale e un accurato approccio metodologico.

    Vincent Fournier, Kobian Robot #1, Tokyo 2010 © Vincent Fournier

    Un dipartimento di fotografia all’interno di una Fondazione che ha una missione di welfare sociale e aziendale potrebbe sembrare insolito. Fin dall’inizio lo spazio della Fondazione MAST è stato pensato per renderla una istituzione distintiva dove si incrociano un laboratorio dedicato all’arte, alla riflessione, alla conoscenza e all’educazione. La volontà di rappresentare il processo di industrializzazione della società e documentarne l’evoluzione ha conferito slancio e creatività all’iniziativa, connessa alla celebrazione delle attività produttive e della cultura del lavoro, anche nelle sue espressioni di impegno, fatica, sfruttamento, dignità.

    Henri Cartier-Bresson, Gli ultimi giorni del Kuomintang (crollo del mercato) 1948-1949 © Fondation Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos

    Il lavoro abita le nostre vite e la fotografia sociale, documentaria e storiografica lo omaggia con una raccolta di immagini potenti, convincenti, insolite e rare in questo universo poco considerato. Per la prima volta la Fondazione MAST presenta una straordinaria selezione di oltre 500 immagini tra fotografie, album e video della propria collezione, che occupano tutte le aree dedicate alle esposizioni, negli spazi di MAST. Immagini iconiche di autori famosi del mondo, fotografi meno noti o sconosciuti, artisti finalisti del MAST Photography Grant testimoniano visivamente il mondo a cui abbiamo sopra accennato. La mostra, proprio per la sua complessità, è stata strutturata in 53 capitoli dedicati ad altrettanti concetti illustrati dalle opere rappresentate. L’intero argomento richiede un elenco di termini non sempre esaustivi, vista la portata di professioni, tematiche, funzioni, valori ripresi dal mondo del lavoro.

    Brian Griffin, Addetta alla fonderia (Natalie Perry) 2013 © Brian Griffin, courtesy of the artist

    La forma espositiva è quella di un alfabeto che si snoda sulle pareti dei tre spazi espositivi e che permette di mettere in rilievo un sistema concettuale  che dalla A di Abandoned arriva fino a W di Waste, Water e Wealth (le parole che cominciano con la Z sono rare in inglese). L’alfabeto rappresenta uno strumento che vuole indicare i punti di interesse e le zone più intense con le quali si fa luce il senso di ogni immagine. Il lessico visivo evoca connessioni e interazioni che possano stimolare considerazioni più ampie: lungo il percorso espositivo in nero sono indicate le tematiche affrontate specificamente nelle opere presentate, in chiaro quelle che rimandano a un pensiero critico ulteriore.

    Gabriele Basilico, Viale Isonzo, dalla serie “Milano ritratti di fabbriche” 1978-1980 © Gabriele Basilico/Archivio Gabriele Basilico

    Anche per gli artisti e fotografi presentati, i numerosi capitoli possono essere vissuti come villaggi in cui convivono a stretto contatto vecchi e giovani, ricchi e poveri, sani e malati, operai e intellettuali, o aree industriali in cui si concentrano centinaia di professioni, punto di incontro di percezioni, atteggiamenti, progetti più disparati. La fotografia documentaristica incontra l’arte concettuale; gli antichi processi di sviluppo e di stampa su diversi tipi di carta fotografica, come la tecnica all’albumina si confrontano con le nuove possibilità offerte dagli sviluppi tecnici e dalla innovazione digitale e inkjet; stampe dominate dal nero profondo affiancano opere dai colori vivaci. Sul piano temporale, solo al XIX secolo è stata dedicata una sezione legata alle fasi iniziali dell’industrializzazione e della storia dell’arte della fotografia. L’importanza del tema del lavoro, i capolavori che lo mostrano e la loro qualità offrono una opportunità unica di osservazione e riflessione.

    A visual alphabet of industry, work and technology. 500 immagini dalla collezione MAST. Dal 10 febbraio al 22 maggio 2022

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    Alessandro Curti
    Alessandro Curti
    Nato a Milano nel 1991, giornalista appassionato di arte contemporanea e di fotografia in tutte le sue espressioni. Socio di STILL Fotografia, con sede a Milano in via Zamenhof 11. Docente in Storia della Fotografia all’interno del corso di Fashion Design allo IED di Milano. Gia collaboratore e redattore per le riviste mensili IL FOTOGRAFO e N Photography (Sprea Editori) dal 2015 al 2019 e per Rolling Stone Italia, Lampoon e The Pitch.

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