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    LAST CHRISTMAS (of Ceaușescu)

    A trent'anni dalla rivouzione ronena che ha destitutio Ceausescu, Anton Roland Laub riflette su luoghi e oggetti testimoni del tempo

    «È nella natura delle cose che ogni azione umana che abbia fatto una volta la sua comparsa nella storia del mondo possa ripetersi anche quando non appartiene a un lontano passato». Hannah Arendt

    © Anton Roland Laub

    La ricostruzione collettiva di una società dopo una dittatura rappresenta un momento cruciale in cui gli individui si trovano a dover affrontare le ferite ancora aperte del loro passato, mentre cercano di progettare un divenire migliore. L’uomo, in questa fase delicata, si trova in equilibrio tra due dimensioni temporali, il passato e il futuro, che diventano strumenti chiave per la comprensione e la costruzione del proprio presente. Il bilico tra passato e futuro mette l’uomo di fronte a decisioni fondamentali. Da una parte, c’è la tentazione di rimanere ancorato al passato, di nutrire rancori e di voler vendicare le ingiustizie subite. Dall’altra, c’è la necessità di guardare avanti, di investire le proprie energie nel futuro e di impegnarsi per costruire una società migliore. Questo confine fragile richiede una grande dose di saggezza e un costante dialogo tra gli individui, affinché il processo di ricostruzione non si trasformi in un nuovo ciclo di violenza e repressione.
    Nel 1967, in Romania, salì al potere Nicolae Ceaușescu. In breve tempo consolidò un potere personale senza precedenti, che lo portò ad attuare politiche oppressive e a reprimere qualsiasi forma di dissenso. Tuttavia, negli anni Settanta, il malcontento della popolazione si fece sempre più evidente e si manifestò attraverso la “Piccola rivoluzione culturale”. Questo movimento culturale promosse l’emergere delle prime forme di dissenso organizzato, che sfociarono poi nelle proteste del 1989: un momento di rottura nella storia del regime. La popolazione, stremata dalle politiche dittatoriali, scese in piazza per manifestare il proprio malcontento. Tuttavia, il regime rispose estrema violenza. Uno degli eventi chiave di questo periodo fu il comizio di Ceaușescu a Bucarest il 21 dicembre 1989. Durante il discorso del dittatore, la folla, stremata e frustrata, iniziò a fischiare e a contestare apertamente il regime. L’autocrate, colto di sorpresa da questa reazione, si ritirò nella sede del Comitato centrale per cercare rifugio. Ad ogni modo, il suo riparo si rivelò essere solo temporaneo. Il 25 dicembre 1989, Ceaușescu e sua moglie furono arrestati e condotti in un bunker a Targoviste. Qui venne loro fatto un processo sommario e furono condannati a morte. Le esecuzioni avvennero immediatamente dopo la sentenza, segnando la fine della dittatura. Dopo la caduta di Ceaușescu, si aprì una fase di instabilità politica in Romania, che durò per diversi anni. Tuttavia, la fine del regime autoritario rappresentò un momento di speranza per il popolo rumeno, che finalmente poteva immaginare un futuro democratico e più libero. Alla fine del 2019, a trent’anni di distanza dalla Rivoluzione, è stata approvata una risoluzione dell’UE che chiedeva alla Romania di elaborare ufficialmente gli eventi passati. Mentre il rovesciamento di altre dittature comuniste nel 1989 fu per lo più pacifico, la rivoluzione rumena si concluse con un bagno di sangue. Ancora oggi i morti non sono stati espiati.

    © Anton Roland Laub

    L’artista e fotografo Anton Roland Laub, nel suo progetto, LAST CHRISTMAS (of Ceaușescu), racconta la complessa storia della dittatura rumena attraverso la potente descrizione dei luoghi e degli oggetti “traumatizzati” che ne sono stati testimoni silenziosi. Le sue immagini si trasformano in metafore eloquenti che spingono l’osservatore a riflettere sul profondo impatto del regime totalitario sulla società. Attraverso soggetti sapientemente scelti, Laub cattura luoghi che sono diventati, nel corso degli anni, simboli del trauma e dell’oppressione. Ma non sono solo luoghi fisici a raccontare la storia, come, ad esempio, il ritratto ad una macchina da scrivere che simboleggia l’oppressione della libertà d’espressione. Utilizzando un linguaggio visivo che richiama la documentazione della scena del crimine o le fotografie scattate di nascosto, l’artista Laub riesce a comunicare una profonda ambivalenza, inganno e disorientamento che hanno caratterizzato la Rivoluzione e il suo processo di elaborazione collettiva. Non si limita a raccontare gli eventi storici, ma intreccia abilmente i suoi ricordi personali, amplificando la dimensione emotiva; offrendoci così uno spaccato unico ed intimo di quel periodo storico.

    © Anton Roland Laub

    Questa ricerca affonda le sue radici in una semplice ma profonda domanda: perché? È l’interrogativo che sorge davanti a un mondo reale che sempre meno può essere racchiuso in categorie rigide e ben definite; è la domanda che emerge dalla luce di un passato oscuro che continua ad influenzare il presente; è l’istanza che si solleva dal profondo dell’anima quando tutto il resto tace, quando non ci sono più parole. Se il Male opera nell’oscurità e si alimenta nel silenzio del terrore, allora la parola e le immagini possono neutralizzare il suo potere.

    © Anton Roland Laub

    Nato e cresciuto a Bucarest, Anton Roland Laub vive e lavora a Berlino. Ha conseguito un master presso l’Accademia d’arte Weißensee di Berlino, dopo aver completato gli studi presso la New School for Photography di Berlino. Nella sua pratica di ricerca, Laub si impegna in approcci sovversivi per decodificare le costruzioni della realtà e gli spettri del potere. Le sue recenti monografie, pubblicate da Kehrer Verlag, Heidelberg, affrontano la storia contemporanea della Romania e l’eredità della dittatura. L’ULTIMO NATALE (di Ceaușescu) pone domande sul discorso della giustizia e sulla memoria istituzionale della rivoluzione rumena a distanza di tre decenni. Il lavoro è stato inserito nella longlist del German Photo Book Prize ed è stato incluso nella mostra PhotoBookAthens al Museo Benaki di Atene. Mobile Churches analizza le fantasie dittatoriali che sono diventate realtà urbane nella Bucarest degli anni Ottanta. L’omonima mostra personale è stata nominata per il New Discovery Award alla 49ª edizione del Festival Internazionale di Fotografia Rencontres d’Arles. Laub è stato finalista del LUMA Dummy Book Award ai Rencontres d’Arles e all’Unseen Photography Festival di Amsterdam. Il libro fotografico che ne è risultato è stato selezionato per il FOLA Fototeca Latinoamericana Photobook Award, Buenos Aires. La parte finale della sua trilogia è stata pubblicata nel novembre 2022, con il sostegno del Visual Arts Research Stipend del Dipartimento del Senato per la Cultura e l’Europa, Berlino, e del Publication Grant della Stiftung Kulturwerk, Bonn. Affrontando la divisione sociale e il trauma inespresso della violenza fisica, MINERIADA sensibilizza su eventi ricorsivi, in un mondo che sta diventando sempre più polarizzato. Laub ha esposto in mostre personali, tra l’altro, al Museo della Municipalità di Bucarest, Bucarest; alla Cappella della Riconciliazione, Museo Memoriale del Muro di Berlino, Berlino; all’Église de Saint Germain des Prés, Parigi; alla Galleria fotografica di Kaunas, Kaunas; ai Rencontres Internationales de la Photographie, Arles; all’Istituto Culturale Rumeno, Berlino; al Goethe-Institut, Bucarest, all’atelier 35, Uniunea Artiștilor Plastici, Bucarest. Ha partecipato alla 7a Triennale di Fotografia e Architettura, Bruxelles; alla Biennale di Fotografia FORMAT, Derby; ai Rencontres Internationales de la Photographie, Arles; al Mese Europeo della Fotografia, Atene e Berlino; a PhotoSaintGermain, Parigi; al MakeCity Festival, Berlino, a PHOTO IS:RAEL, Tel Aviv. Le sue opere sono state recensite e presentate dalla stampa internazionale, tra cui The New York Times, The Guardian, Liberation, Deutschlandfunk, Der Spiegel, The British Journal of Photography, L’Œil de la Photographie, AMERICAN SUBURB X, e sono conservate in collezioni pubbliche e private, come la Book and Media Art Collection dello Staatliche Museen zu Berlin; l’Archivio de Les Rencontres de la Photographie, Arles; il Berlin Wall Memorial Museum, Berlino; il Bucharest Municipality Museum, Bucarest, la collezione Haus Coburg, la Städtische Galerie, Delmenhorst.

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    Manuelaannamaria Accinno
    Manuelaannamaria Accinno
    Laureata in Storia e critica dell’arte alll’Università Statale di Milano, amante dell’arte in tutte le sue forme, riserva un occhio speciale alla fotografia. Lavora con alcuni artisti contemporanei, scrivendo testi critici e curando esposizioni personali e collettive. Ha collaborato con Rolling Stone Italia e attualmente scrive per Black Camera.

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