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    L’errore di Sestini e lo sciacallaggio fotografico

    Il caso della fotografia di Sofia Goggia scattata da Massimo Sestini, utilizzata da Sette come copertina dell’ultimo numero, ha suscitato e continua a suscitare molte discussioni. Sestini ha espresso le sue scuse via social, ma ha anche cercato, goffamente, di scaricare la responsabilità sul suo postproduttore.
    Da un lato è chiaro, lampante, innegabile l’errore commesso da Sestini, come anche è scorretto attribuire la colpa a un collaboratore. L’autore, in casi come questo, dovrebbe assumersi la responsabilità delle immagini che escono a sua firma, positive o negative che siano. Difficile trovare un post in cui, quando si vince un premio importante, si ringrazia tutto il team che ha collaborato. Molto più facile, quando si fa un passo falso, puntare il dito contro qualcun altro.
    Oltre a ciò, riemerge un problema evidente legato alla crisi dell’editoria. A volte ci si dimentica che questo settore, da oltre vent’anni, è sprofondato in una crisi che sembra non avere fine. Non ci sono più soldi. I limitati budget dei giornali si traducono in una ridotta qualità dei servizi, le redazioni sono poco fornite, spesso non qualificate e mal retribuite, quindi incapaci di garantire gli standard di un tempo. Questa condizione si riflette anche sui compensi dei fotografi, che a causa di pagamenti inferiori rispetto al passato tendono – in molti casi, non si parla di tutti – a sottostimare dei commissionati e quindi a consegnare fotografie pessime. In questo contesto il settore fotografico, in particolare, è in una condizione critica, con problemi finanziari e di formazione che minacciano la qualità del lavoro e alimentano un circolo vizioso di sottovalutazione delle commissioni e di produzione di risultati scadenti. Ciò che è accaduto su Sette è l’esatto verificarsi delle conseguenze di questo sistema disfunzionale.
    Fatta tutta questa ampia premessa, va considerato anche il tema della gelosia e dello screditamento sistematico, atteggiamenti molto cari al contesto della fotografia italiana. Sono tanti i fotografi, curatori e photo editor che in questi giorni hanno criticato ferocemente Sestini, con un atteggiamento che sembra più mosso dall’invidia che dalla volontà di fornire una critica costruttiva o un’analisi delle ragioni per cui si è verificato questo episodio imbarazzante. Sembra che molti non vedessero l’ora di poter attaccare un autore del suo calibro. Certo, l’errore di Sestini è evidente, così come lo è la sua arroganza nel declinarne la responsabilità diretta, tuttavia il mondo della fotografia italiana sembra essere affetto dalla patologia del perenne risentimento verso chi ha successo, una forma di sciacallaggio che attende con la bava alla bocca qualsiasi passo falso di un collega, per attaccarlo e demolirlo.
    Anche qui, come in tanti altri casi, vige la totale mancanza di spirito (auto)critico. Come a dire: tu occupi una posizione di privilegio non perché sei bravo, ma soltanto perché sei raccomandato, sei furbo e hai amicizie politiche. Io invece non riesco a sfondare non perché la mia fotografia è mediocre, ma perché non ho gli stessi tuoi agganci e raccomandazioni.
    D’altro canto risulta molto più semplice scrivere un post accalappia like che si scaglia contro il bersaglio della settimana (quesa volta è toccato a Sestini, la settimana prossima chi salirà sul patibolo?) piuttosto che provare a riflettere sul perché succedono queste cose.
    Fino a quando tutto il mondo della fotografia italiana non si impegnerà seriamente a costruire un sistema virtuoso, anziché indulgere in polemiche sterili, sarà molto difficile progredire. È necessario un cambio di mentalità, dove i professionisti del settore collaborino per promuovere una cultura del rispetto reciproco e della valorizzazione del lavoro.

    Alessandro Curti
    Alessandro Curti
    Nato a Milano nel 1991, giornalista appassionato di arte contemporanea e di fotografia in tutte le sue espressioni. Socio di STILL Fotografia, con sede a Milano in via Zamenhof 11. Docente in Storia della Fotografia all’interno del corso di Fashion Design allo IED di Milano. Gia collaboratore e redattore per le riviste mensili IL FOTOGRAFO e N Photography (Sprea Editori) dal 2015 al 2019 e per Rolling Stone Italia, Lampoon e The Pitch.

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