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    Mattia Balsamini e la ricerca della notte

    Mattia Balsamini, insieme al giornalista Raffaele Panizza, ha realizzato un progetto fotografico, artistico/documentario, intitolato “Protege Noctem"

    E se la notte sparisse? Immagina un mondo senza l’oscurità della notte, un universo in cui il sole regna sovrano perenne. La luna e le stelle non dominano più il firmamento e le tenebre che avvolgono il mondo cadono in un abisso senza fine. Cosa succederebbe se la notte, il momento di riposo e di sogni, svanisse nel nulla? Il silenzio del buio, interrotto solo dai sussurri del vento e dai suoni misteriosi provenienti dall’ombra, darebbe spazio a un perpetuo chiarore. Le ombre si dissolverebbero, e con loro anche i misteri nascosti nell’oscurità. La notte offre uno spazio di riflessione e introspezione, in cui i pensieri si fanno più chiari e le emozioni si amplificano. La paura del buio, le paure che emergono durante le ore notturne, si perderebbero nel bianco abbagliante di un giorno senza fine. Ma ciò significherebbe anche dire addio alla serenità del cielo stellato, ai desideri pronunciati sotto la luna piena e alla magia dei sogni che ci accompagnano nel sonno.

    © MATTIA BALSAMINI

    Ma la notte, oggi, sfida la sua stessa natura. Anche se è sempre oscura, è diversa da quella dei nostri avi. Le luci artificiali, i riflettori, le lampade delle strade, le luci degli edifici, la sorgente di luce continua che proviene dalle nostre stesse case, tutto ciò sta cambiando il volto delle tenebre. Ma quale è il prezzo della sua scomparsa? Ancora più importante di quanto si possa immaginare. Il fotografo Mattia Balsamini, insieme al giornalista Raffaele Panizza, ha realizzato un progetto fotografico, artistico/documentario, intitolato “Protege Noctem. (If darkness disappeard) per raccontare il problema della scomparsa della notte. L’83 per cento della popolazione mondiale non ha mai visto la Via Lattea, la galassia che ci ospita. E in città come Shanghai, dove è stato inaugurato il più grande museo astronomico del mondo, il 95 per cento delle stelle ormai è invisibile a occhio nudo. Inoltre, tutte le luci artificiali emettono uno spettro blu che abbaglia l’ecosistema notturno e danneggia il ciclo circadiano dell’uomo, la sua danza endocrina di sonno e di veglia, favorendo lo strisciare contemporaneo di malattie quali il cancro al seno, alla prostata, il diabete, la depressione.

    © MATTIA BALSAMINI

    Gli epidemiologi, compatti, considerano la scomparsa della notte come un fattore di rischio pari dell’inquinamento, all’alcol e al fumo. «Chiediamo alla Commissione di mettere in atto un piano ambizioso per ridurre considerevolmente l’uso esterno di luci artificiali entro il 2030» ha scritto il Parlamento europeo, con toni allarmati, nel suo documento Biodiversity Strategy for 2030: Bringing nature back into our lives. Non solo luce in terra, ma anche luce lassù: il proliferare di satelliti per le telecomunicazioni crea false strisce cosmiche che impediscono agli astronomi di compiere studi sulla volta celeste. E la vita naturale appare compromessa: gli uccelli migratori perdono le rotte, le foglie non sentono più l’arrivo dell’inverno. Le immagini, che compongono la storia visiva, sono caratterizzate da una forte dimensione evocativa. Immagini, o forse visioni, che sembrano essersi sviluppate direttamente dal subconscio del fotografo.  La meravigliosa vertigine dell’innumerevole, Dio ti prego, ovunque proteggi: questa frase finale, che mi ha colpito leggendo la storia dietro le immagini, rappresenta un grido disperato di preghiera indirizzato a un Dio immaginario, che incorpora l’incanto della notte e della sua varietà di creature. Protege Noctem si pone come voce di denuncia e invita a una riflessione profonda sulla necessità di preservare la notte e tutto ciò che essa rappresenta. Non dobbiamo dimenticare che l’ombra e la luce sono due facce della stessa medaglia, e solo attraverso il loro equilibrio possiamo godere appieno della bellezza e della profondità della nostra esistenza.

    © MATTIA BALSAMINI

    Mattia Balsamini (Pordenone, Italia) si trasferisce a Los Angeles nel 2008, dove inizia i suoi studi al Brooks Institute of California con specializzazione in fotografia pubblicitaria. Nel 2010 inizia a lavorare presso lo studio di David LaChapelle come assistente di studio e archivista. Nel 2011, dopo aver conseguito un BA con menzione d’onore, torna in Italia. Da allora insegna fotografia all’Università IUAV di Venezia oltre a fotografare ampiamente la tecnologia e le sue implicazioni sociologiche, concentrando la sua attenzione sul lavo- ro come fattore di identità dell’uomo. Negli anni ha realizzato progetti personali ed editoriali per istituzioni come MIT, NASA e Institute of Forensic Medicine University of Zurich. Le sue immagini rivelano un interesse per le persone e le loro storie, gli aspetti funziona- li della tecnologia e gli elementi grafici dell’ordinario. Ha alla Triennale di Milano, al MAXXI, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e all’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco.

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    Manuelaannamaria Accinno
    Manuelaannamaria Accinno
    Laureata in Storia e critica dell’arte alll’Università Statale di Milano, amante dell’arte in tutte le sue forme, riserva un occhio speciale alla fotografia. Lavora con alcuni artisti contemporanei, scrivendo testi critici e curando esposizioni personali e collettive. Ha collaborato con Rolling Stone Italia e attualmente scrive per Black Camera.

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