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    Svelate le vincitrici del Photo Grant di Deloitte

    L'iraniana Newsha Tavakolian si aggiudica il primo premio del Photo Grant di Deloitte, alla brasiliana Fernanda Liberti il premio Open Call

    L’artista iraniana Newsha Tavakolian si è aggiudicata il primo premio, con il progetto And they laughed at me, una personale visione dell’Iran contemporaneo e sarà protagonista, dal 13 dicembre 2023 al 28 gennaio 2024 di una mostra al Mudec di Milano, con un catalogo edito da 24 ORE Cultura. La proclamazione si è tenuta mercoledì 27 settembre nel corso di una conferenza stampa ospitata da Deloitte a Milano, alla quale hanno partecipato Fabio Pompei, CEO Deloitte Italia, Guido Borsani, presidente Fondazione Deloitte, Denis Curti, direttore artistico del Photo Grant di Deloitte, Renata Ferri, giornalista e curatrice. Newsha Tavakolian, oltre a un premio di €40.000, si è assicurata l’opportunità di organizzare una mostra, in programma dal 13 dicembre 2023 al 28 gennaio 2024 al Mudec – Museo delle Culture di Milano, accompagnata da un catalogo edito da 24 ORE Cultura.

    Newsha Tavakolian
    Fernanda Liberti

    «Il Photo Grant di Deloitte è il concorso fotografico più importante d’Italia e tra i principali a livello globale» ha detto Denis Curti, curatore e direttore artistico del Photo Grant di Deloitte. Il riconoscimento per la Open call è stato assegnato alla brasiliana Fernanda Liberti. La fotografa di Rio de Janeiro si è aggiudicata il primo premio di €20.000 con il progetto Dust from home e la possibilità di tenere una esposizione durante prossima edizione del Photo Grant di Deloitte.

    Newsha Tavakolian e Fernanda Liberti

    Il tema proposto per la prima edizione Photo Grant di Deloitte, il più ricco premio fotografico in Italia, è stato Connections, sul quale le autrici e gli autori hanno lavorato per proporre una propria narrazione e interpretazione visiva di cosa significhi essere connessi a livello umano, professionale, economico o ambientale.

    «L’edizione 2023 del Photo Grant – ha affermato Fabio Pompei -, il primo premio fotografico internazionale di Deloitte Italia, rappresenta per il nostro network e per Fondazione Deloitte una novità assoluta di cui siamo davvero orgogliosi. Il tema scelto per questa edizione, quello delle Connections, si sposa perfettamente con uno dei nostri valori fondamentali, Connect for Impact. Ringraziamo tutte le fotografe e i fotografi che hanno partecipato alla prima edizione del Photo Grant, proponendo lavori di altissima qualità artistica».

    «Con il Photo Grant – ha ricordato Guido Borsani -, Fondazione Deloitte intende sostenere concretamente la produzione fotografica contemporanea, valorizzando le idee, la creatività, il talento artistico di fotografi affermati e talenti emergenti. Siamo convinti delle enormi possibilità espressive del linguaggio fotografico che riesce a mettere in luce con immediatezza ed efficacia comunicativa tematiche attuali, di grande interesse per la società, soprattutto per le giovani generazioni. Penso a Newsha Tavakolian, a come è riuscita a restituire con le immagini una personale visione del suo Paese, o a come Fernanda Liberti intende proporre una riflessione profonda sui temi dell’identità e dell’appartenenza geografico-culturale. Entrambe hanno colto pienamente il senso profondo del tema Connections».

    Dal canto suo, Denis Curti ha dichiarato che «il Photo Grant di Deloitte è il concorso fotografico più importante d’Italia e tra i principali a livello globale. Si tratta di una nuova occasione di crescita e visibilità per tutto il mondo della fotografia. Un’occasione imperdibile per chi vuole contribuire alla valorizzazione del linguaggio delle immagini nella direzione della progettualità. Le vincitrici di questa prima edizione esprimono con convinzione la necessità di costruire connessioni: la fotografia non è solo memoria ma opportunità di scambio e confronto, soprattutto uno strumento per conoscere se stessi in relazione con gli altri».

    Newsha Tavakolian, And They Laughed At Me, Archival images of young men reenacting the Titanic’s movie iconic moment during a trip to the Caspian Sea. (1997)

    I 682 candida’ alla Open Call che hanno inoltrato l’application con la propria proposta sono stati supportati da curatori, magazine e personalità operanti nel mondo della produzione culturale internazionale, mentre i venti progei finalisti del Photo Grant sono stati selezionati da dieci segnalatori: Renata Ferri, Nathalie Herschdorfer, MaHhias Harder, Erik Kessels, Antonio Carloni, Andréa Holzerr, Elisabeth Sherman, Karen McQuaid, Horacio Fernández e Claudio Composti. Una giuria composta da critici, fotografi professionisti, direttori di musei, fotoeditor, galleristi – ha avuto invece il compito di indicare i due progetti vincitori.

    Le motivazioni della giuria
    «Newsha Tavakolian – recita la motivazione della giuria – ha presentato un progetto che ha colpito per la carica umana contenuta nelle immagini e per la maturità narrativa di queste. Forte è il messaggio raccontato da Newsha Tavakolian, che attraverso immagini d’archivio, scatti inediti e fotogrammi ha voluto testimoniare visivamente la sua personale visione dell’Iran, il suo Paese di provenienza. I soggetti ritratti sono il punto di accesso per una nuova modalità comunicativa, il cui fine ultimo è mostrare il volto drammatico dell’oppressione. Oltre che la qualità delle immagini, la giuria ha ritrovato nel progetto fotografico un evidente legame con il tema Connections: Newsha Tavakolian è riuscita a raccogliere nei suoi scatti attimi di comunione universale».

    Newsha Tavakolian, And they laughed at me, Portrait of a journalist in Tehran

    Tra le ragioni che hanno convinto la giuria a selezionare Dust from home della fotografa brasiliana Fernanda Liberti «si ritrova la nota autobiografica del lavoro, che abbraccia temi quali l‘identità e la filosofia ereditaria in relazione all’appartenenza geografico-familiare».

    Newsha Tavakolian, And They Laughed At Me, The Tehran sky during a reenactment of the Iran-Iraq war by paramilitary volunteers

    «Al centro del suo progetto fotografico – prosegue la motivazione della giuria – sono le ricerche sul concetto di migrazione e rimpatrio, che hanno portato la fotografa a interrogarsi su aspetti del tutto in linea con il tema ‘Le Connessioni’: le connessioni con la propria famiglia, con la propria nazione di origine, le proprie radici e con il Brasile, terra dove Fernanda ha poi vissuto. I giurati hanno riconosciuto il potenziale del progetto Dust from home nel portare in mostra temi di grande attualità, che accomunano gli individui nella società odierna».

    Newsha Tavakolian, And They Laughed At Me, After the death of my father in 2019 a young hawk came to my window every day for 6 months

    I progetti vincitori: And they laughed at me di Newsha Tavakolian
    «Da quando ho iniziato a fotografare, all’età di 16 anni – spiega Newsha Tavakolian -, la società iraniana è stata ciclicamente spinta sull’orlo del precipizio, lacerata, spezzata e comunque costretta ad andare avanti nonostante le avversità. Ci sono stati così tanti eventi che la vita è diventata una continua corsa verso un avanti indefinito, dove anche il concetto di “ieri” è stato presto dimenticato. A 42 anni continuo a vivere e lavorare in Iran, determinata a testimoniare visivamente la mia versione della storia di questo paese. A volte sono riuscita a lavorare per strada come fotografa, mentre, in momenti di grande censura, ho trovato altri modi per contribuire, con il mio linguaggio artistico, a testimoniare tutti quei cambiamenti e quegli eventi che inevitabilmente continuano a plasmarci. Quando poi, negli ultimi anni, mi è stato proibito di partecipare alla vita pubblica, come terapia, ho iniziato a scansionare i miei vecchi negativi. Mi sono accorta che avevo scartate molte immagini, a suo tempo, perché non urgenti o troppo formali. Ora, guardando indietro, capisco quanto esse riescano ancora a trasmettere il fuoco di un cambiamento radicale e profondamente desiderato. In parallelo, sto traducendo eventi recenti e inattesi turbamenti politici in nuove immagini».

    Newsha Tavakolian, A group of young women in Tehran resembling a mountain. (2020)

    Il progetto And they laughed at me ruota attorno a una strategia di repressione militare finalizzata ad accecare le persone con proiettili di gomma. Una misura distopica, spesso utilizzata dalla polizia per impedire che le cose vengano letteralmente viste: in altre parole, per impedire alla popolazione di essere coscienti di ciò che accade nella contemporaneità. La sua posizione di fotografa le ha permesso di sostituirsi ai loro occhi seviziati e le immagini che ha prodotto riescono ad amplificare la voce, lungamente soffocata, di tutti i suoi connazionali. Procedendo nel racconto e partendo da un’epoca precedente ai social media, Newsha Tavakolian ha deciso di combinare immagini d’archivio con scatti inediti e fotogrammi ritraenti altri cittadini per tratteggiare un quadro completo della condizione iraniana. La sua intenzione è di raccogliere queste storie in un manifesto editoriale per fare in modo che i sacrifici fatti fino ad oggi non vengano dimenticati.

    Newsha Tavakolian, And They Laughed At Me, Smoke inside a bedroom in Tehran
    Part of a study exploring making meaningful images inside, when registering events outside becomes near impossible for photographers.

    Il progetto vincitore: Dust from home di Fernanda Liberti
    Il progetto Dust from home di Fernanda Liberti è incentrato sulla diversità delle migrazioni. Di origine siriana, italiana e albanese, la storia della sua famiglia ricalca quella delle persone che hanno attraversato il mare per arrivare in Brasile, navigando verso un nuovo inizio. Il suo punto di partenza è stato proprio l’archivio fotografico di famiglia, con l’obiettivo di creare un ponte iconografico tra paesaggio, aderenza temporale, nostalgia, eredità e politica del territorio.

    «Nel 2018 – afferma Fernanda Liberti -, ho iniziato a fare ricerche sul concetto di migrazione e di rimpatrio. Percorrendo questa strada dissestata dai colpi della tragedia mi sono imbattuta in un oggetto mistico, sedimentato nella cultura brasiliana, il mantello Tupinambá. Un ornamento cerimoniale, intessuto di piume, che aveva lo scopo reliquiario di condurre un’antichissima popolazione indigena del sud del Brasile a un eden purificato dalle sofferenze terrene. Così ho deciso di onorare le mie radici avventurandomi, iconograficamente, alla ricerca della mia “terra senza male”. Per questo, intrecciando la mia storia con quella di chi mi ha preceduto, come brasiliana, come siriana ma soprattutto come essere umano, con queste immagini, voglio chiedermi: “Che cosa ci siamo lasciati alle spalle?”, “Come si sentirebbe il mio bisnonno a sapere che sto finalmente raccontando la sua storia e la storia di migliaia di altre persone?” e “Cosa significa quando la diaspora torna finalmente a casa?».

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